Non lo so, suona diciamo come una pagina di diario
Mi sono reso conto che la mia battaglia ai bisogni è una battaglia irrealizzabile, se non altro incontestabilmente falsa perché ho bisogno di sentirmi così. Autodistruggente. Poiché se conduco una battaglia ai miei bisogni inevitabilmente finisco per distruggermi. E non era quello che volevo all’inizio. Neanche l’autodistruzione è autentica, mettiamoci una croce sopra. Cosa si può fare dunque per tornare nel regno dei vivi? A quanto pare complicarsi più che mai la vita, e credere mortalmente all’illusione.
I ragni salgono lungo la mia pelle, nel mio ano, ed escono dalle orecchie. Mangiami la testa, bella faccia grossa. Sono nella tua mente.
Attaccarsi alle sensazioni, sì.
E se un giorno credessi ciecamente al bisogno di suicidarmi?
In quest’ottica allora dovrei occuparmi più di me stesso, perché vuol dire che ho paura del ciclo completo di un pensiero svoltosi in maniera più o meno razionale. Devo scendere nella mia più idiota volontà di esserci, perché io voglio essere! Parlare con tutti quelli che reputo cretini, per capire loro stessi in me. Soltanto così potrò occuparmi di me stesso.
Tutto forse dipende dalla musica, dalle motivazioni musicali.
Ma è possibile che noi non siamo nient’altro che vuoto? Che cassa di risonanza? Devo ancora più scendere nella mia demenza. Mi ci vorrebbe una vita. Mi ci vorrebbe una dormita. Tanto non risolverò mai un cazzo. Problemi non ce ne sono. Me ne sto creando? Posso davvero cambiare così da un momento all’altro? Uhm, forse soltanto i vivi. È la paura di essere banale che mi sta uccidendo. Anche se ultimamente l’ho molto sconfitta. Ma non ne ho avuto più la possibilità, non so come. Ma che cazzo sto scrivendo a fare? Nessuno di questi miei problemi esiste veramente. Ma a cosa serve scrivere? Adesso potrei perfino menarvi che sono innamorato di qualcuna, o che sono innamorato della vita. Ah! A morte stronzate del genere. La soluzione è vivere ancora! Domani mi vado a comprare quel cazzo di ciondolo a forma di simbolo della pace. Per esprimere me stesso nel fatto di essere morto. Ecco. Oggi la vita me l’ha salvata Schopenhauer:
Non appena, volendo tentare, scendiamo in noi stessi e, drizzando la conoscenza verso il nostro interno, vogliamo renderci di noi consci appieno, ci perdiamo in un vuoto senza fondo, simili a cava sfera di vetro dal cui vuoto parli una voce, della quale non è possibile trovar nella sfera una causa: e mentre facciamo per ghermire noi stessi, rabbrividendo non afferriamo altro che un vano fantasma.
Lo trovate a questa pagina qui.


(oggi) la vita me l’hai salvata tu.
Amori Maledetti – Parte II: Judgment XX: La Collina Silenziosa
“Anche se il passato non tornerà più
rinascerò e ti cercherò
Perciò fino ad allora aspettami
anche se ora non sei più su quella collina…”