Per aspettare urgentemente l’impazienza
La fatiscenza di tutte queste emozioni da sopportare, all’inverosimile da sopportare, il corpo tumefatto, strafatto, il cervello raggrinzito straripa al centro del nostro essere, quando invece dovremo essere ai bordi, l’imbecillità di dover dire, esprimersi, eppure non posso essere costretto nel mio nucleo nervoso, sono stupido e devo continuare ad esserlo, tartassato dalle stronzate banali da bar, la poesia, la cultura, la prosa, e anche la morte è un’immagine condannata a descriverci, possiamo vederci al contrario ma questa è una soluzione ambigua perché fa parte comunque del nostro sentire, e allora vaffanculo, vaffanculo a tutto perché non abbiamo assolutamente via d’uscita, ed ora sono incazzato, e dopo sarò più tranquillo. E poi non avrò più nulla da nascondere, sennonché, il mio corpo nella sua immagine, perché sono doppiamente codardo, fuggo il non senso con il senso, ma quando il senso diventa fin troppo chiaro lo si condanna col non-senso. Tranquillo, questa è la condizione umana mi direbbe qualcuno, sì, ma mi fa schifo.


per come tutto sia stato già detto.
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