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Total life forever

luglio 28, 2011

Ho bisogno più sempre di oscurità. Nero, non vi è più differenza tra profondo e superficiale. Ho bisogno di morire, non ne posso più di questo corpo! Disgregarsi da questa cazzo di vita! Ma non posso morire, per morire ho bisogno del grido infernale, la morte deve assalirmi con tutta la sua atrocità. È l’indifferenza, nient’altro che l’indifferenza, mettete a lutto i miei occhi, le mie orecchie. Non posso permettere che vada tutto a finire nelle mani dell’indifferenza. Mi ricordo il mio primo bacio, e poi te ne andasti via così, mentre io facevo finta di niente. Ecco, i link, internet, che magnificenza. Il mio teatro oscuro, la mia baracca per strada. Parlatemi, tutti quanti, io vi ascolto per andarmene. Sento il cielo, venire giù, lanciarmi stelle addosso, mentre tutti cercano di fregarsene il più possibile, ma io vi ucciderò tutti quanti sul mio pavimento pieno di sogni nodulosi. Musica! È questo che cerco, e continuerò a ricercare per sempre. L’ho già scritto, ho bisogno di cagare, diventare la mia merda. Ricordate quanto ne eravate attratti. Abbiamo un po’ tutti bisogno di morire, ma questo non importa, io non vi scrivo, e prima scrivevo agli altri miei. Che altro posso dire? Oh, Madonna! Sono stato colpito ancora, dietro la mia testa. Umanità. Io non volevo avere bisogno di voi. Questo fantasma, questo fantasma che mi assale. Da quando ero piccolo, fin dentro le lenzuola, d’estate, e d’inverno. Tu mi assali. Malinconia tremenda. Qui è tutto rovinato, non posso ricordare un emerito cazzo. Sono stato colpito dietro la testa e il mio dolore danza e canta. Lurido scarabeo affollato dalla noia, dalle tante noie, non più eternità. Ora vorrei morire, per davvero. Sì lo so, sono un codardo, sono fatto per essere tanti, io. Non voglio la calma, non voglio una voce umana quando cammino in queste milioni di brutte strade dove mento per terra, nel mio inferno. Ora lo vedo, il mentire per terra. Color lilla. Ora rompo ed entro. Ancora in quest’estate che non posso spegnere, quest’estate che abita al centro del mio cuore, che inesorabilmente aspetta l’inverno. Lascia le tue paure qui, lasciamele nella mia mano, lasciale lontano dal tuo dolore, il futuro viene come il futuro va, lascia le tue parole qui, lasciamele nella mano. Ora il carro mi porta ancora più lontano. Da una vista, spettacolare. Il mio deserto, la mia sporca mano, il mio sporco cervello. Un posto che mi faceva preoccupare. Sono incazzato col mondo intero. Questo fantasma, questo fantasma che mi assale. Queste pubblicità che voi adorate, a cui siete stati educati fin da piccoli. Teste di cazzo che non siete altro, che sprecate le vostre esistenze nel mondo più banale, nero, nero, nero. Le vedo io le vostre facce bigotte ad aspettare, le porto io tutte nel mio silenzio, non posso esprimermi perché altrimenti vi farei del male. Ma sentiamoci, sentiamoci per davvero qualche volta, alzate la cornetta, quella del vostro cuore, una volta, una sola volta, e ditemi, e domandatemi, cosa ci trovate di speciale nell’amore?

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  1. Pierre ou les Ambiguïtés permalink
    agosto 3, 2011 1:57 pm

    L’impulso istintivo\naturale implica la perdita del sé nella circostanza in cui l’altro distoglie quel sé dall’essenza distruttiva che è il suo fondamentale progetto.Lo distoglie, lo distrae, imprevisti che rallentano il decorso naturale di quel sé,quell’io che, con irruenza, si illude di non essere (per colpa dell’altro) così assestante.La gabbia del bisogno o le sbarre dell’isolamento?L’irriverenza del viversi o l’astinenza stoica?Sono le forme delle idee a tradirci per davvero.

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